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Pagina: Storia
Epoca romana e preromana
Vespolate, ha origini molto antiche essendo già stato abitato in età romana, quando la città di Novara divenne "municipium" alle dipendenze di Roma; ne sono testimonianza i ritrovamenti archeologici di vari oggetti (monete, vetri) risalenti all’età romana imperiale, conservati oggi nei musei novaresi. Non sono pervenute testimonianze dirette da epoche precedenti, ma è ragionevole supporre che il paese fosse abitato anteriormente da popolazioni celtiche e liguri.
Origine del nome
Il toponimo del borgo sembrerebbe derivare da “Nespoletum” o “Nespolate”, con
suffisso di origine celtica o gallica, col significato di “luogo dei nespoli”; ciò fa supporre che in epoche passate vi fosse un'abbondante presenza di alberi di nespolo. Forse
questo è il motivo per cui sullo stemma comunale figura tale albero, posto sotto
al pastorale ed alla spada intrecciati, simboli del potere vescovile.
Secondo fonti, nel 989 il toponimo fu cambiato in "Vespolatum", mentre
da una carta storica risalente al 1612, la cosiddetta carta “Novaria Sacra” del vescovo
Bascapè,
esso è già riportato col nome odierno.
Le ipotesi sull'origine etimologica del nome sono però numerose e non è ancora stata trovata una tesi certa ed unanime: secondo il Vescovo Bascapé e lo storico Ravizza deriva da “vescovado” o “vescovato”, in quanto probabilmente il luogo era già di proprietà del Vescovo Adalgiso nel IX secolo. Gli autori della “Novara Sacra” del 1932 sostengono derivi dal nome familiare “Vespolatum”, di esistenza attestata nel 902 ad Olengo, mentre il Rusconi avvalora la più semplice derivazione dal termine “Vespa”.
Il Mediovo e secoli successivi
Nei primi secoli del medioevo, in seguito alla caduta dell'Impero Romano, il novarese, come il resto d'Italia, era afflitto dalle invasioni dei barbari, i quali esercitarono il loro dominio sulla zona per alcuni secoli (Longobardi). Ciò ebbe termine con la venuta di Carlo Magno. Sotto la dominazione franca le terre del novarese vennero suddivise in comitati tra i quali quello di Bulgaria, cui apparteneva Vespolate, e venne trasformato il sistema organizzativo delle campagne e dei piccoli centri che furono dotati di strutture di difesa.
Con la costituzione dell'entità religiosa della "Pieve" e la successiva edificazione della chiesa campestre di San Giovanni nell'XI secolo, Vespolate divenne il centro di diffusione del cristianesimo nella Bassa Novarese. Tutti i paesi compresi tra Novara e Mortara e tra l'Agogna e il Ticino, pur possedendo un propria cappella, dipendevano dalla Pieve di Vespolate per vari uffici, tra cui la sepoltura e l'amministrazione dei sacramenti, in special modo del battesimo. La Pieve inoltre era beneficiaria della tassa della "decima" che tutti i possessori di beni erano tenuti a versare.
Nell’870 il feudo apparteneva a Bosone conte di Pombia; dopo il matrimonio delle figlie di Bosone esso venne smembrato e passò in parte a Manfredo conte di Milano e ai discendenti. In seguito fu proprietà del Capitolo Santa Maria di Novara, in parte anche ai conti di Vercelli e dell’Ossola, e ai signori di Cavaglià.
Durante il X secolo, per le paure suscitate da nuove invasioni barbariche, sorsero un po' in
tutta la pianura padana villaggi fortificati e castelli, tra cui la rocca di Vespolate, cinta
da un sistema di fortificazioni e da un fossato (ricetto).
Al paese, la cui potenza derivava dalla ricchezza economica dovuta alla fertilità del
terreno, facevano riferimento anche le località di Stodegarda, Ponella e Carpeneto,
oggi scomparse, che presumibilmente non erano altro che le attuali cascine situate nel territorio
dell'Agogna.
Nell’anno 1004 l’imperatore Enrico II del Sacro Romano Impero sconfisse Arduino
d'Ivrea, conte di Pombia, proclamandosi Re d’Italia. Successivamente confiscò il
feudo di Vespolate alle signorie che avevano parteggiato per Arduino e ne donò il possesso
al vescovo di Novara Pietro III (1014).[1]
La giurisdizione episcopale dei vescovi sul paese, per quanto contrastata dal Comune di Novara
ed a tratti solo formale, durò fino al XIV secolo, quando, al termine delle lotte con
il marchese del Monferrato, Galeazzo Visconti assunse la giurisdizione sul luogo. Da questo momento,
non senza contrasti, il feudo
venne assegnato di volta in volta a signorie diverse: ai Porro di Pollenzo (1287), a Francesco
Bussone detto il Carmagnola (1414), a Francesco Attendolo (1463), ai Borri (1469), ai Trivulzio
(1477), a Matteo Schiner (1513), ai Farnese (1535), ai Serafini di Piacenza (1660), ai conti
Caroelli (1715).
Fra i secoli XIV e XVI le vicende di Vespolate furono strettamente legate a quelle del Comune di Novara e dello Stato di Milano. Fu un periodo di lotte e distruzioni, aggravate dalle pestilenze e dalle carestie. Con il governo degli Sforza il novarese godette di un periodo di pace e prosperità, ma nuove guerre si ebbero con Ludovico il Moro e con le occupazioni da parte dei francesi e successivamente degli spagnoli. Novara e i suoi territori vennero quindi assegnati al Duca di Parma, a cui rimasero sino al XVII secolo. In seguito l'Austria subentrò alla Spagna nel dominio del territorio, fino al momento in cui tutto il novarese entrò a far parte del Regno di Sardegna (1748).
A partire dal 1767 la proprietà del paese tornò al vescovo di Novara, che assunse il titolo di "Marchese di Vespolate" e successivamente, nel 1817, quello di "Principe di S.Giulio, Orta e Vespolate". Ciò ebbe termine nel 1866, in seguito all’unità d’Italia, quando leggi nazionali sottrassero ai vescovi ogni diritto di proprietà sui beni temporali.
Dall'ottocento ad oggi
Durante la dominazione napoleonica e la costituzione della Repubblica Cisalpina, il paese venne a far parte del Dipartimento dell'Agogna nel Distretto di Novara. In questo periodo si assiste ad un miglioramento delle strutture amministrative e ad una valorizzazione del territorio. Negli anni che seguirono Vespolate si trovò al centro degli avvenimenti della prima guerra d'indipendenza, quando, nel marzo del 1849, a Novara, fu combattuta la battaglia tra piemontesi e austriaci che vide la fine del regno di Carlo Alberto. In particolare proprio qui ebbe sede in quei giorni il Quartier Generale del maresciallo Radetzky. (vedi: approfondimenti sulla Battaglia di Novara)
Il miglioramento delle condizioni dei vita che
si ebbe in questi anni, unito all'opera di modernizzazione
delle strutture territoriali e amministrative (ricordiamo Cavour),
portò ad un notevole incremento della popolazione..
Tra il 1854 e il 1859 fu realizzata la linea ferroviaria che collega
Novara con Mortara; nel 1864 fu costruito il Canale Cavour e nel
1874 il Quintino Sella che favorirono la produttività della
terra. Alla coltivazione del riso, inoltre, si affiancò quella
del gelso per l'allevamento dei bachi da seta, che agevolò
l'insediamento di industrie tessili.
Durante la prima guerra mondiale si assistette
allo spopolamento delle campagne per il fatto che l'esercito
era principalmente costituito dai contadini (nel 1925 la popolazione
del paese era scesa sotto i 3000 abitanti). Gli anni del fascismo e della
seconda guerra mondiale non migliorarono le condizioni di vita e
portarono nuovi e gravi problemi alle popolazioni.
Nel dopoguerra cominciarono a cambiare i costumi e i modi di vivere:
l'agricoltura divenne sempre più meccanizzata, portando alla scomparsa
delle mondine e degli aratri trainati da cavalli e buoi; alle antiche
tradizioni si sostituirono pian piano i modelli sociali comuni,
fino a giungere ai giorni nostri.
Nota dell'autore: Le fonti reperibili riguardo la storia di Vespolate sono
spesso frammentarie, poco comprensibili e discordanti tra loro, quindi è molto
difficile raccogliere insieme tutte queste informazioni con logica, completezza ed esatta cronologia.
Temo sia impossibile conoscere con certezza quale sia stato l’esatto svolgersi degli
eventi storici, in quanto la maggior parte delle testimonianze è ormai andata perduta
e le poche di cui siamo in possesso non sono completamente attendibili e talvolta anche errate.
Nei casi in cui mi è stato possibile, ho svolto delle ricerche paralelle per comprovare storicamente
i fatti menzionati.
In taluni casi di dubbio o incongruenze ho aggiunto delle note a piè di pagina come
quelle che seguono.
- Secondo una fonte il paese divenne possesso del vescovo di Novara Pietro III nel 1014, per dono dell’imperatore Enrico II; altrove invece si parla del 989, mentre una terza fonte riferisce che la donazione fu fatta dall'imperatore Corrado II il Salico, successore di Enrico II, nel 1025, insieme ad altri territori circostanti. Certo è che fu nel 1014 che Enrico II, sceso in Italia, riuscì a domare le resistenze dei nobili alleati di Arduino, favorendo i vescovi, da sempre fedeli all’imperatore, ma è plausibile che la conclusione della vicenda si sia protratta di alcuni anni fino al suo successore, visti i disordini nell’Italia di quel periodo, provocati dal risentimenti italico nei confronti della dominazione germanica.
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