Inizio contenuti
Pagina: Storia e Cultura
Epoca romana e preromana
Vespolate, il cui toponimo deriva da Nespoletum (cambiato in Vespolatum nel 989 d.C.), era già abitato in età romana, quando la città di Novara divenne "municipium" alle dipendenze di Roma; ne sono testimonianza i ritrovamenti archeologici di vari oggetti risalenti a quel periodo e conservati oggi nei musei novaresi. Di impronta romana appare anche la rete viaria, con le strade principali che si incrociano al centro dell'abitato. Non sono pervenute testimonianze dirette da epoche precedenti, ma è ragionevole supporre che il paese fosse abitato anteriormente da popolazioni celtiche e liguri.
Il Mediovo e secoli successivi
Nei primi secoli del medioevo, in seguito alla caduta dell'Impero Romano, il novarese, come il resto d'Italia, era afflitto dalle invasioni dei barbari, i quali esercitarono il loro dominio sulla zona per alcuni secoli (Longobardi). Ciò ebbe termine con la venuta di Carlo Magno. Sotto la dominazione franca le terre del novarese vennero suddivise in comitati tra i quali quello di Bulgaria, cui apparteneva Vespolate, e venne trasformato il sistema organizzativo delle campagne e dei piccoli centri che furono dotati di strutture di difesa.
Con la costituzione dell'entità religiosa della "Pieve" e la successiva edificazione della chiesa campestre di San Giovanni nell'XI secolo, Vespolate divenne il centro di diffusione del cristianesimo nella Bassa Novarese. Tutti i paesi compresi tra Novara e Mortara e tra l'Agogna e il Ticino, pur possedendo un propria cappella, dipendevano dalla Pieve di Vespolate per vari uffici, tra cui la sepoltura e l'amministrazione dei sacramenti. La Pieve inoltre era beneficiaria della tassa della "decima" che tutti i possessori di beni erano tenuti a versare.
Durante il X secolo, per le paure suscitate da nuove invasioni barbariche, sorsero un po' in tutta la pianura padana villaggi fortificati e castelli, tra cui la rocca di Vespolate, cinta da un sistema di fortificazioni e da un fossato. Fu in questo periodo che i vescovi di Novara ottennero la corte del paese (989 d.C.). Nei secoli che seguirono il borgo venne di volta in volta infeudatato da numerose signorie. Al paese, la cui potenza derivava dalla ricchezza economica dovuta alla fertilità del terreno, facevano riferimento anche le località di Stodegarda, Ponella e Carpeneto, oggi scomparse, che presumibilmente non erano altro che le attuali cascine situate nel territorio dell'Agogna.
Fra i secoli XIV e XVI le vicende di Vespolate furono strettamente legate a quelle del Comune di Novara e dello Stato di Milano. Fu un periodo di lotte e distruzioni, aggravate dalle pestilenze e dalle carestie. Con il governo degli Sforza il novarese godette di un periodo di pace e prosperità, ma nuove guerre si ebbero con Ludovico il Moro e con le occupazioni da parte dei francesi e successivamente degli spagnoli. Novara e i suoi territori vennero quindi assegnati al Duca di Parma, a cui rimasero sino al XVII secolo. In seguito l'Austria subentrò alla Spagna nel dominio del territorio, fino al momento in cui tutto il novarese venne a far parte del Regno di Sardegna (1748). A partire dal 1767 la proprietà del paese tornò al vescovo di Novara, che assunse il titolo di "Marchese di Vespolate" e successivamente, nel 1817, quello di "Principe di S.Giulio, Orta e Vespolate". Ciò ebbe termine nel 1866, quando leggi nazionali sottrassero ai vescovi ogni diritto di proprietà sui beni temporali.
Epoca moderna
Durante la dominazione napoleonica e la costituzione della Repubblica Cisalpina, il paese venne a far parte del Dipartimento dell'Agogna nel Distretto di Novara. In questo periodo si assiste ad un miglioramento delle strutture amministrative e ad una valorizzazione del territorio. Negli anni che seguirono Vespolate si trovò al centro degli avvenimenti della prima guerra d'indipendenza, quando, nel marzo del 1849, a Novara, fu combattuta la battaglia tra piemontesi e austriaci che vide la fine del governo di Carlo Alberto. In particolare proprio qui ebbe sede in quei giorni il Quartier Generale del maresciallo Radetzky. (se sei interessato vedi: approfondimenti sulla Battaglia di Novara)
Il miglioramento delle condizioni dei vita che
si ebbe in questi anni, unito all'opera di modernizzazione
delle strutture territoriali e amministrative (ricordiamo Cavour),
portò ad un notevole incremento della popolazione: da 5.700
abitanti che il paese aveva nel 1800 si giunse a 10.600 nel 1875.
Tra il 1854 e il 1859 fu realizzata la linea ferroviaria che collega
Novara con Mortara; nel 1864 fu costruito il Canale Cavour e nel
1874 il Quintino Sella che favorirono la produttività della
terra. Alla coltivazione del riso, inoltre, si affiancò quella
del gelso per l'allevamento dei bachi da seta, che agevolò
l'insediamento di industrie tessili.
Durante la prima guerra mondiale si assistette
allo spopolamento delle campagne per il fatto che l'esercito
era principalmente costituito dai contadini (nel 1925 la popolazione
del paese era scesa a 3000 abitanti). Gli anni del fascismo e della
seconda guerra mondiale non migliorarono le condizioni di vita e
portarono nuovi e gravi problemi alle popolazioni.
Nel dopoguerra cominciarono a cambiare i costumi e i modi di vivere:
l'agricoltura divenne sempre più meccanizzata, portando alla scomparsa
delle mondine e degli aratri trainati da cavalli e buoi; alle antiche
tradizioni si sostituirono pian piano i modelli sociali comuni,
fino a giungere ai giorni nostri.
Qualcosa da raccontare...
Un singolare evento legato alla storia di Vespolate (rivisitato in chiave teatrale ogni anno, in occasione della festività di settembre), fu la celebrazione di un processo per infanticidio, svoltosi a metà del quattrocento, dal podestà castellano Bonifortis de Icardis. Imputata del crimine fu Giovannina Bovarini, vedova Beltrami, figlia del maestro, la quale aveva confessato di aver dato alla luce la bambina già morta e di averne seppellito il corpo in un angolo della casa. La sua confessione però non fu dichiarata soddisfacente, pertanto la ragazza venne condannata più volte alla camera delle torture, dove fu costretta a dichiarare di aver ucciso la figlia dopo la sua nascita. Non credendo alla sua innocenza, inizialmente il giudice la condannò, ma in seguito all'intervento del vescovo, essa venne graziata, ma costretta ad essere bandita per sempre dal paese. Una sentenza anomala per l'epoca, che ancora oggi fa discutere gli studiosi.
Elementi culturali
Sul piano culturale il territorio a cui appartiene il nostro paese, non offre contenuti grandiosi, ma solo realtà semplici e povere, legate alla terra. Molto di questa cultura si è perso con lo sviluppo industriale e l'agricoltura moderna, che non si sono preoccupate di salvaguardare il patrimonio storico e culturale del nostro tempo andato, come è avvenuto invece in altre zone d'Italia. Per ritrovare le qualità più particolari di queste terre occorre indagare nelle poche tracce lasciate dal passato, spesso dimenticate e nascoste. Nondimeno un tentativo di recupero e valorizzazione culturale di Vespolate è oggi in corso tramite l'opera di associazioni e dell'Amministrazione.
Uno degli esempi più significativi della cultura della bassa sono le cascine: immerse nella campagna, tra fossi e risaie, esse sono preziose testimonianze della vita rurale di un tempo e, con i dovuti cambiamenti, anche dei giorni nostri. Proprio in questi luoghi è possibile assaporare tutto quel fascino della vita di campagna del passato, capire come funzionava il lavoro e come si svolgeva la vita delle persone nelle varie stagioni dell'anno. La maggior parte di queste tradizioni sopravvive ormai solo nella memoria degli anziani e con la loro progressiva scomparsa, tutto ciò si sta lentamente dimenticando: è la civiltà moderna che si fa sempre più spazio, senza pietà, tra le memorie del passato.
Un ultimo elemento culturale degno di nota è la piccola banda musicale, intitolata a Guido Cantelli, dalla quale il musicista novarese mosse i primi passi per diventare poi direttore d'orchestra acclamato in tutto il mondo. La "Cantelli Jazz Band" è quindi simbolo di pregio per il paese.
Fine contenuti




