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Pagina: Cultura
Vespolate è un paese tradizionalmente agricolo e la denominazione "paese sulle strade delle risaie", approvata nel 1999 dal Consiglio Comunale, vuole sottolineare questa vocazione del territorio, valorizzandone gli aspetti culturali e ambientali.
Sul piano culturale gli elementi più distitivi del territorio sono quelli
legati alla terra ed alla coltivazione del riso, tra cui spicca la figura della Mondina.
Molto di questa cultura si è perso con lo sviluppo industriale e l'agricoltura moderna,
che non si sono preoccupate di salvaguardare il patrimonio artistico, storico e culturale del
territorio, come è avvenuto
invece in altre zone d'Italia. Per ritrovare le qualità più particolari
di queste terre occorre indagare nelle poche tracce lasciate dal
passato, spesso trascurate e nascoste. Un tentativo di
recupero e valorizzazione culturale di Vespolate è oggi in
corso tramite l'opera di associazioni e
dell'Amministrazione, nonché di questo sito.
Uno degli esempi più significativi della cultura della bassa sono le cascine: immerse nella campagna, tra fossi e risaie, esse sono preziose testimonianze della vita rurale di un tempo e, con i dovuti cambiamenti, anche dei giorni nostri. Proprio in questi luoghi è possibile assaporare tutto quel fascino della vita di campagna del passato, capire come funzionava il lavoro e come si svolgeva la vita delle persone nelle varie stagioni dell'anno. La maggior parte di queste tradizioni sopravvive ormai solo nella memoria degli anziani e con la loro progressiva scomparsa, tutto ciò si sta lentamente dimenticando: è la civiltà moderna che si fa sempre più spazio, senza pietà, tra le memorie del passato.
Un ultimo elemento culturale degno di nota era la banda musicale del paese, intitolata a Guido Cantelli, dalla quale il musicista novarese mosse i primi passi per diventare poi direttore d'orchestra acclamato in tutto il mondo. La "Cantelli Jazz Band" da qualche anno è stata sciolta.
"Le colpe di Giovannina"
Un singolare evento legato alla storia di Vespolate fu la celebrazione di un processo per infanticidio, svoltosi a metà del quattrocento, dal podestà castellano Bonifortis de Icardis.
Si narra che...
...una mattina d’inverno del 1450 i consoli del comune presentarono al castellano una denuncia contro Giovannina Bovarini, vedova Beltrami, figlia del maestro, rea di aver ucciso una sua figlioletta appena nata.
L’imputata, convocata davanti al castellano, dichiarò di aver dato alla luce la bambina già morta e di averne quindi seppellito il corpo in un angolo della casa, ma le deposizioni dei testimoni, tra cui il parroco ed una levatrice, erano contrarie.
Il 13 aprile Giovannina venne incarcerata e si aprì un processo formale. La ragazza venne condotta più volte alla camera delle torture per ottenere da lei una piena confessione, che si ebbe il dì seguente: ella aveva ucciso la figlia, avuta in seguito ad una violenza subita, per nascondere il frutto del peccato.
Nessun avvocato volle difendere l’imputata perciò il podestà decise di sospendere il processo in attesa di istruzioni dal signore di queste terre, il vescovo Visconti, suo Zio.
Otto mesi dopo, nel gennaio 1451, arrivò una lettera dal vescovo, che grazie all’intercessione di sua madre, decise di graziare dalla pena di morte l’imputata ma diede ordine che ella fosse bandita per sempre dalle terre di Vespolate.
Il giorno 10 febbraio la condanna venne resa pubblica e Giovannina poche ore dopo lasciò la comunità di Vespolate, quella stessa comunità che prima l’aveva denunciata e alla fine si era impietosita per la sua triste condizione.
La vicenda, scoperta e descritta dallo storico Giancarlo Andenna, è stata trasposta in
chiave teatrale da Marco Bossi e Gianni dal Bello col titolo de "Le colpe di Giovannina".
Dal 2000, in occasione della festività di settembre, essa viene messa in scena a Vespolate,
con la partecipazione dagli abitanti del paese, la collaborazione dell'associazione "La
Veja Masca" e la regia di Gianni dal Bello.
Fa parte del ciclo delle Rievocazioni Storiche Del Piemonte.
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