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Pagina: La Pieve di San Giovanni
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La romanica Pieve di San Giovanni Battista del XI secolo è situata appena fuori dall’abitato, presso il torrente Arbogna, lungo l’antica strada che uscendo dal paese portava a Tornaco.
Essa è un modesto edificio ad aula unica di forma quadrangolare con facciata rivolta ad oriente, costruito in rozza muratura di sasso e frammenti di cotto, decorato all'esterno da arcate cieche nella navata. L'abside semicircolare è ornata esternamente da trecenteschi archetti pensili a coppie, rimessi in luce con l'abbattimento della retrostante casa dell'eremita. Un campanile alto alcuni metri è collocato sul lato meridionale, alle spalle di una piccola cappella-ossario. Addossato alla parete nord, opposto al campanile, si trova un locale con funzione di sacrestia.
L'edificio è stato profondamente rimaneggiato nel corso dei secoli. In origine la struttura era
a tre navate, coperte da tetto in legno, terminanti, salvo la navata meridionale, con absidi
semicircolari e senza presbiterio. Due coppie di archi a pieno centro, posanti su pilastri a
sezione rettangolare, segnavano irregolari campate, di cui si distinguono ancora le forme, nonostante
gli archi siano stati murati. La facciata era probabilmente del tipo a falda spezzata.
Secondo un’ipotesi l’edificio nacque come semplice oratorio a navata unica e solo
nel XII secolo fu portata a tre, con l’apertura degli archi abbattendo le pareti laterali.
Storia
Si presume che la chiesa sia stata costruita su un sito o necropoli di età precedente, forse sulle rovine di un tempio pagano dedicato al Dio Giove e alla dea della caccia Diana[1]. Furono inoltre rinvenuti anche lastroni in terracotta, vasi di vetro, monete romane e pezzi di ferro arrugginiti a dimostrazione che in questo luogo esisteva il primo nucleo di case dell’abitato.
La prima testimonianza scritta riguardo la Pieve risale al 1024, quando venne donata al Monastero di San Lorenzo in Novara da Pietro III, Vescovo della diocesi dal 993 al 1032. Successivamente venne menzionata nel 1132 quando rientrò in possesso della Chiesa novarese.
Nel 1133 la chiesa di San Giovanni era già indicata come "Pieve[2]" e da essa dipendevano tutte le chiese che si trovavano in un vasto territorio che comprendeva il basso novarese e parte della Lomellina, fino a Vigevano. I fedeli di questi paesi dovevano far riferimento alla pieve per la celebrazione dei sacramenti ed in particolar modo del battesimo; la chiesa infatti era dotata di un battistero che sorgeva probabilmente a lato o di fronte alla stessa.
Nel corso del quattordicesimo secolo, perduto il suo ruolo, essa subì un progressivo degrado ed abbandono, anche a causa di una serie di calamità che colpirono il paese: nel 1339 un’eccezionale nevicata d'aprile distrusse le viti e il frumento, poi giunse la peste con le conseguenti carestie.
Nell'anno 1361 venne gravemente danneggiata durante la guerra tra Galeazzo
Visconti ed il marchese
del Monferrato, Giovanni II. Questi, per difendersi dai duchi di Milano, assoldò migliaia
di soldati inglesi a cavallo, conosciuti con il nome di "Compagnia Bianca", che tra
il 1361 ed il 1363 attaccarono invadendolo buona parte del basso novarese. Galeazzo Visconti
come difesa applicò la tecnica della “terra bruciata” e bruciò ogni
casa di Vespolate e dei paesi vicini per evitare che il nemico si impadronisse dei suoi beni
e traesse sostentamento.
La chiesa subì gravi danni ai tetti a causa del fuoco e il suo battistero venne completamente
distrutto.
Nel 1543 essa perse il titolo di parrocchiale con la costruzione in paese della chiesa di Sant’Antonio, più comoda per i fedeli di quello che all’epoca era già un borgo molto popoloso.
Nell'anno 1590, il Vescovo Speciano in visita alla pieve, costatandone e descrivendone[3] lo
stato, ordinava “di render solidi e sicuri i muri specie delle due navi laterali: si mettano
i sigilli in pietra ai sepolcreti interni della chiesa; si tenga chiuso il cimitero[…]”.
Seguì un
periodo di interdizione durante il quale, intorno al 1625, furono distrutti gli altari.
Durante
il seicento si tamponarono le finestre laterali cercando invano di risolvere il problema delle
infiltrazionie mentre verso la fine del secolo furono aperte le due finestrelle semicircolari
in facciata.
Il campanile, risalente al 1680, fu costruito inglobando la parete dritta che chiudeva ad ovest
la navata meridionale. In precedenza esisteva una più antica torre campanaria, scomparsa
in epoca e circostanze sconosciute.
Nel settecento, fu ricavata la sagrestia dividendo in due la navata sinistra e successivamente
le due navate laterali furono abbattute.
A ridosso del campanile, dove prima c’era la navata, fu costruita una cappella-ossario,
oggi chiusa da una cancellata in ferro battuto a mo' di finestra; vennero quindi esumate le ossa
dal vicino primitivo cimitero ed alcuni teschi furono collocati in cassettine all’interno
dell’ossario, mentre il rimanente fu sotterrato nel cimitero della SS. Trinità e
di S. Antonio Abate. Il cimitero della Pieve cessò quindi di esistere.
Altri importanti interventi di restauro furono compiuti negli anni 1728, con la sopraelevazione e rifacimento del tetto, e 1849, col restauro della facciata, alterando profondamente l'antica struttura romanica dell’edificio, anche sotto l'aspetto degli equilibri degli spazi.
A metà del XX secolo, su disegno dell'architetto Alfredo Rosati, vennero rifatti il soffitto, il pavimento in cotto e tolta la cancellata barocca alta due metri, sostituita da una balaustrata in marmo. Si decise inoltre l’abbattimento della casa dell’eremita[4], un edificio a due piani addossato al retro della chiesa, responsabile di causare umidità agli affreschi dell’abside. In sostituzione fu edificato un nuovo stabile a lato della chiesa, ad opera dalla Cooperativa muratori di Vespolate.
Opere artistiche
A dispetto della sua modesta architettura, all'interno della chiesa sono conservate preziose testimonianze artistiche della pittura novarese dal XIV al XVI secolo, in particolare del XV secolo. Tenuto presente che l'arte a Novara era in arretrato di un secolo, questi affreschi gareggiano con l'arte toscana del 1300 per ingenuità, tinte limpide e fresche, per l'espressione candida del volto inspirante devozione e abbandono fiducioso in Dio.
Notevole è l'affresco della quattrocentesca pala in muratura dell'altare, di autore ignoto,
che raffigura un'incantevole Vergine seduta in trono tra i santi Maiolo, Giovanni Battista, Giovanni
Evangelista e Francesco d'Assisi, sormontata nel timpano dalla scena dell'Annunciazione.
La Vergine, con diadema in capo, è coperta d'un grande manto e regge in grembo Gesù Bambino
completamente nudo, il quale alza la destra per benedire un signore prostrato a suoi piedi col
cappello in mano, mentre Lei, con atto materno di protezione, pone la sua mano sul capo dell’uomo.
Questo personaggio è identificato con il nobile committente del dipinto, Giovanni
Cavallazzi,
della potente casata dei Cavallazzi, feudatario a quel tempo di Vespolate, il cui stemma figura
del timpano. Diversamente dalle altre figure del dipinto egli appare completamente bianco, solamente
abbozzato con la tecnica della sinopia. Il dipinto non fu volontariamente portato a termine dall’artista,
forse una vendetta per un mancato pagamento.
Al lato della Madonna il battezzatore San Giovanni Battista con una mano tiene la scritta “Ecce
Agnus Dei” e con l'altra accompagna l’uomo nella prostrazione.
Un altro grande affresco della Madonna col bambino è dipinto sulla parete di sinistra, attribuito a Tommaso Cagnola, famoso artista legato alla corte dei duchi di Milano, e datato 1479. Anche qui la Vergine si trova al centro del dipinto, seduta in trono e ricoperta da ampio manto, col Bambino nudo in piedi sulle sue ginocchia. Ai lati, da sinistra a destra, le figure di San Pietro, Beato Matteo Carrisi patrono di Vigevano, San Bernardino e San Paolo Apostolo.
Tra gli altri affreschi: Sant'Andrea, dipinto presso la porta della sacrestia e, sulla parete
sinistra, un bel cavaliere, isolato, con spada, manto e corazza ed una candida espressione del
volto, risalente alla fine del XVI secolo.
Nel corso dei restauri condotti negli anni '90 per volere dell'Associazione IdeaVita, sono emersi
altri frammenti di affreschi di epoca antecedente al quattrocento, situati soprattutto nella
volta dell'abside, ritrovati sotto i vari strati di copertura in calce. Il motivo a cielo stellato
che vediamo oggi risale probabilmente all’ottocento, ma sotto di esso è possibile
che vi siano altri antichi dipinti che non sono ancora venuti alla luce.
Sono ormai quasi invisibili gli affreschi all'esterno dell'edificio, se ne intravede uno al centro del muro meridionale. Un affresco rappresentante la crocifissione, risalente al XV secolo, è dipinto sulla parete interna dell’ossario. In origine tale opera di trovava all’interno della chiesa, in testa alla navata destra. Lì vicino è parzialmente visibile anche un’altra quattrocentesca Madonna in trono, opera di Gio Antonio Merli.
In ultimo non sono da dimenticare le numerose iscrizioni popolari presenti sui muri e sugli affreschi dell'edificio, alcune risalenti all'inizio del XVII secolo.
La chiesa, dichiarata nel 1908 Monumento Nazionale, rimane generalmente chiusa durante l'anno e viene aperta solo in occasioni speciali, quali la ricorrenza del patrono S.Giovanni o durante la fiera nel mese di maggio quando vengono organizzate delle visite guidate.
- Con evangelizzazione del territorio ad opera di San Gaudenzio, ai culti pagani subentrarono quelli cristiani del battesimo legato a S. Giovanni Battista e della Madonna.
- Nel Medioevo, nell'Italia settentrionale, la Pieve era una chiesa rurale inserita in una circoscrizione ecclesiastica minore, da cui dipendevano altre chiese e cappelle, successivamente sostituita dalla parrocchia. (DeMauro Paravia)
- Citazione: "Vetusta Ecclesia plebana est sub cuppis le due navate (tetto in coppi su due navate) e la terza coperta di lastra (la navata meridionale). Abbastanza ampia, rivolta ad oriente, è consacrata e se ne celebra la festa il giorno di S.Maria Maddalena. Ha due porte d'accesso, una a mezzodì e l'altra in facciata. Cemeterium circundat dictarh ecclesiam a meridie, a sero et a monte, muro clausura cum sola porta a cui mancano i catenacci e la chiave. Turris campanilis est destructa."
- Citazione: "Da secoli gli eremiti si recano alla parrocchiale in veste talare con facoltà di questuare nel distretto del vicariato".
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