Inizio contenuti
Pagina: Il Castello
Ti trovi in: Arte e Monumenti > Il Castello
Il Castello medioevale, risalente in gran parte al XV-XVI Sec., si erge su un rialzo di terreno
al centro del borgo.
Secondo alcune fonti l’edificazione di un “castrum” a Vespolate fu voluta già intorno
al V-VI secolo da Onorato, vescovo della diocesi di Novara, allo scopo di fronteggiare le invasioni
barbariche e come rifugio per la popolazione. L’edificio all’epoca doveva presentarsi
come una semplice casaforte, ben diverso da come appare oggi.
Le prime notizie certe dell’esistenza di un castello si hanno intorno al 1053 «quando
Adelasia, vedova del Conte Adalberto di Pombia, morto nel 1950, cedette a Rodolfo da Besate,
rappresentante di una nobile famiglia milanese, buona parte degli immobili della zona, fra i
quali anche il fortilizio».[1]
L'intero complesso del maniero, è costituito da diversi edifici, tra i quali spicca la rocca, un alto palazzo di forma quadrangolare, edificato a metà del XIV secolo,[2] sormontato a sud-ovest da una torre, costruita tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Le mura esterne sono in mattoni spogli, dello spessore di oltre un metro. L’edificio si sviluppa su quattro piani e vi si accede attraverso una modesta scala in granito. Gli interni sono composti da ampie sale con soffitto a cassettoni e caminetti in marmo risalenti al 1600. All'ultimo piano stanziavano i militari in tempo di guerre e incursioni, mentre al piano terra si trova l'antico forno (con pilastri e muri spessi 1,20 metri) e alcune lapidi in marmo rosa di Candoglia che testimoniano gli interventi di restauro compiuti dal Vescovo Bascapè nel 1612 e da Giovanni Battista Visconti nel 1698.
La rocca era un tempo unita, per mezzo di una scala in muratura, al torrione, un edificio più basso, arricchito all'esterno da archetti pensili, fornito di un ponte levatoio, finestre e feritoie. Al suo interno, al piano superiore, vi aveva sede il tribunale, in seguito trasformato in magazzino per il riso. Vi sono inoltre fabbricati minori che erano usati per il ricovero delle derrate alimentari ed un giardino creato nel 1568.
Il “castrum” copriva la superficie di circa un ettaro ed era interamente circondato da un fossato (oggi scomparso) lungo un perimetro di circa un chilometro. Erano presenti due ponti levatoi, uno in direzione di Milano (chiamato Porta di Santo Stefano) ed uno in direzione di Vercelli.[3] All’interno, oltre al castello, vi erano stalle, depositi per granaglie, frantoi e gli alloggiamenti per i lavoranti e le loro famiglie.
Le porte di accesso al castello erano quattro, situate ai punti cardinali. Alla sommità della
porta che volge a mezzogiorno era posta una campana che veniva suonata in occasione delle riunioni
del consiglio e per richiamare i cittadini. Tale campana, fusa durante l'ultima guerra, è ora
nuovamente al suo posto, in una ricostruzione fedele all'originale. Da qui si accede alla strada
principale che taglia in due il centro storico, fiancheggiata da costruzioni che hanno preso
il posto delle vecchie casupole medioevali riservate ai lavoranti agricoli, piccole ed anguste
con tetti di paglia e fango.
La porta ad oriente, che reca sulla sommità uno stemma con la mitra vescovile, oggi è murata
e resta solo uno piccolo passaggio di accesso riservato. Ad occidente una terza porta è visibile
oltre l'attuale cancellata d'ingresso al castello, con antistante giardinetto essa immette direttamente
nel cortile centrale ed era un tempo l'ingresso d'onore per i ricevimenti.
Al di là dell'accesso volto a settentrione sorgevano le case masserizie, stalle e scuderie
per i fittabili del castello che lavoravano alla grande azienda agricola detta "Mensa Vescovile".
Quello che oggi è il centro del paese, nel medioevo doveva quindi apparire come una cittadella fortificata. La serie di edifici ad andamento curvilineo che si affacciano su Largo Matteotti, erano probabilmente una fortificazione che cingeva il borgo medioevale e correva lungo lo scomparso fossato. A causa di un'incuria durata decenni, durante una notte dell'autunno dell'anno 2000 uno di questi edifici, abbandonato, è crollato, spezzando la continuità. Tale spazio oggi è stato "riconvertito" e funge da palco per le manifestazioni di settembre.
Nel 1868, in seguito alle leggi di secolarizzazione dei beni ecclesiastici, il castello e i
terreni passarono al conte Francesco Borgogna. Nel 1922, due anni prima della sua morte, tutti
i terreni furono venduti ad agricoltori di Vespolate e Cerano, mentre il maniero fu acquistato
dai fratelli Natale e Pacifico Cordara di Cassolnovo. Dopo un periodo di abbandono, negli anni
80 il castello è stato posto in vendita ed acquistato da un privato che lo ha restaurato
per adibirlo a propria residenza privata, rendendolo quindi inaccessibile al pubblico ed agli
abitanti del paese.
In anni recenti una sala del castello è stata convertita per essere utilizzata per ricevimenti,
matrimoni e banchetti con servizio catering.
- La contea di Pombia nel 1025 era stata confiscata e ceduta dall’imperatore Corrado II al Vescovo di Novara Pietro III. Nel 1034 divenne conte di Pombia Guido, figlio di Uberto e nipote del vescovo Walberto (succeduto a Pietro III). Alla morte di Walberto fu eletto vescovo Riprando, fratello di Guido di Pombia. I conti di Pombia e il vescovo di Novara quindi erano sostanzialmente la stessa figura. Non è invece chiaro e comprovato il motivo per cui il castello fu ceduto a tal Rodolfo da Besate e cosa avvenne in seguito.
- Secondo una fonte: nel 1351 ad opera dal Vescovo Guglielmo Amidano, come riportato da una lapide in caratteri gotici.
- Questo intorno al 1450, secondo una fonte.
Fine contenuti










